Intervista all’autore

Scrivere e pubblicare un libro è sempre una grande impresa, ma ancor di più su un personaggio come Giacomo Puccini. Cosa hai provato a scrivere su uno dei più famosi compositore della storia?

Mi venne spontaneo annotare finito il libro: “Scrivere su Puccini è come attraversare una tempesta perfetta melodica con fulmini a ciel sereno”. Questa frase dovrebbe far capire lo stato d’animo che ho provato mentre scrivevo “I segreti del grande Maestro”.

Perché hai scritto su Puccini?

Avevo molte informazioni sparpagliate da ordinare per una immagine più realistica del protagonista. Più volte ho pensato di tenere questo libro chiuso in un file del mio computer, fino al giorno che ho maturato la convinzione che si scrive per condivisione. Una forma di liberazione dei propri pensieri solitari, dove vengono al pettine alcuni nodi.

Ti riferisci alla massoneria?

Non solo, nei Segreti del grande Maestro ci sono molti particolari di Puccini sconosciuti. La stessa immagine di Puccini come grande donnaiolo è smontata in questo libro. Per quanto riguarda la massoneria tutti pensano che il maestro ne abbia fatto parte ma nessuno ha mai scritto su questo tema, da quello che mi risulta.

Quando si parla di massoneria si pensa sempre ad una cosa negativa. Invece nel tuo libro l’immagine di Puccini è positiva nel legame ipotetico con la massoneria. Perché?

Non si tratta di controsenso, perché Puccini è uomo che non ha perso la sua integrità e onestà intellettuale per cui la sua immagine nel libro è positiva. La ricerca della verità è l’obbiettivo finale di questo libro.

In questo libro c’è un una nota di sottofondo che riguarda la genialità Italiana di cui il protagonista è il portavoce?

Quando ti trovi all’estero e ti accorgi che la gente conosce le parole in italiano del “Nessun dorma” ti rendi conto di cosa significa il nome Puccini. Ma in un contesto globale come è vista la creatività Italiana? Nel libro cerco una risposta senza cadere nel complottismo.

Ma la tua tesi si fonda sul fatto che Puccini non ha voluto finire la Turandot. Non è complottismo?

La maggior parte delle persone con cui ho parlato crede che ci sono strane circostanze sull’opera incompiuta del Grande Maestro. Ricordiamo che Arturo Toscani alla prima nel Teatro la Scala di Milano si fermò nel punto dove Puccini terminò l’opera. Nel libro non faccio riferimento a questo fatto ma è lo spunto iniziale da cui sono partito per cercare la verità.

Una piccola curiosità riguarda la voce che hai sognato tante cose scritte?
In parte è vero. Durante la scrittura di questo libro ho sognato spesso. Molte cose hanno preso frutto dai sogni. Spesso sono stato combattuto su ciò che realmente volevo scrivere. Ho dovuto lasciare libero un sesto senso altrimenti non avrei concluso il libro. Per questo la vittoria è stata quando ho finito il libro. Non era il dopo che mi preoccupava, ma vincere la sfida con me stesso.

In conclusione quale messaggio è contenuto nel tuo libro?

Contro tutto e contro tutti fare opera di melodia. ” scrisse Puccini. Questo penso sia il pensiero Pucciniano da applicare a tutte le cose della vita, perché senza melodia il mondo sarebbe disarmonico.

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